In molti ci chiedono il significato del nome Rovajo. In effetti all’origine di questa scelta vi è un aneddoto dalle profonde radici nella storia di Desulo, questo racconto ci colpì e per le sue suggestioni e la sua storia legata alla storia del paese.

 

Il significato di “Rovajo”

Rovajo era una parola usata in passato per chiamare il gelido vento di tramontana, pungente come il rovo, appunto. Quel vento ricorda i periodi invernali, quando in antichità la lavorazione delle carni avveniva esclusivamente sfruttando il più antico dei metodi di conservazione delle carni: il freddo. 

Il freddo è sempre stato primo ingrediente. Quando ancora non esistevano i sistemi refrigerati, fu questo uno dei fattori che influenzò maggiormente i metodi di trasformazione e tutta la tradizione della salumeria desulese. Solamente nei periodi freddi era possibile avere il tempo di poter aggiungere e lasciare agire il sale, le spezie e gli aromi utilizzati per poter conservare a lungo le carni. Pian piano l’esigenza di fare provviste per tutto l’anno si evolse fino a diventare un metodo per ottenere degli alimenti prelibati. Così nascono i deliziosi salumi del Gennargentu. 

I salumi, il rovajo e lo scorrere delle stagioni

La produzione dei salumi in antichità seguiva il lento scorrere delle stagioni: ad ogni periodo dell’anno (e climatico) corrispondeva una nuova fase di lavorazione e di stagionatura.

Certamente oggi la tecnologia si è evoluta, e ci permette di controllare costantemente il livello la qualità dei salumi, evitando gli sbalzi di temperatura che comprometterebbero una la stagionatura eccellente; ma il metodo Rovajo è fedele alle tradizioni desulesi.

Durante la stagionatura, infatti, i nostri salumi seguono un percorso ben preciso, passando da una stanza all’altra. Grazie alle nuove tecnologie impostiamo i livelli di temperatura ed umidità per ogni stanza, riproducendo esattamente il clima di Desulo in ogni periodo dell’anno. In questo modo ricreiamo il percorso che i salumi facevano nelle case dei nostri nonni: dal freddo della cantina in inverno, al calduccio della cucina (solitamente l’unico luogo della casa in cui vi era il camino), dove i salumi venivano appesi al soffitto per l’essicatura e l’affumicatura. Per questo motivo, poiché i salumi Rovajo hanno dei tempi di produzione ben scanditi, la stagionatura è fatta di paziente attesa, cura, e costanti controlli di qualità. Qualche volta, infatti, capita di esservi innamorati di un prosciutto assaggiato in vacanza, e di dover attendere per più di un anno per riuscire a ritrovarlo!

Ma se le celle tecnologiche le possono avere tutti, gli stabilimenti di Desulo hanno una marcia in più. Attraverso uno speciale sistema di aerazione, introduciamo nelle stanze di stagionatura un costante ricambio d’aria del Gennargentu: aria purissima, che trasporta gli aromi della montagna e delle erbe che crescono solo nella natura Desulese.

Dove abbiamo scovato questa parola, e cosa c’entra con Desulo

In un articolo del Corriere della Sera datato 28 ottobre 1913, il cui ritaglio fu ritrovato tra molti altri documenti nella casa del poeta desulese Antioco Casula Montanaru (uno dei più grandi esponenti letterari della Lingua Sarda), si racconta un episodio carico di suggestioni, quasi leggendario…alla Robin Hood. L’articolo in questione narrava l’avventura di un giornalista del “continente”  che, trovandosi a passare per Desulo, fu accolto in casa di Montanaru, come era d’uso.

Nei giorni di quel breve soggiorno il forestiero ebbe modo di conoscere molte persone della zona, tra cui alcuni personaggi rimasti misteriosi di cui il giornalista riuscì a conquistare la fiducia. Queste persone gli offrirono l’opportunità di poter incontrare e intervistare un latitante dell’epoca, Michele Todde, uomo abile, rispettato e protetto.

L’incontro, organizzato in segreto, si svolse in montagna, laddove si trovava uno degli innumerevoli rifugi di Michele Todde. L’uomo era accusato di essere tra gli autori di un assalto alla casa di un possidente in un piccolo paesino della Texenta e di un successivo conflitto a fuoco con i carabinieri nel quale sarebbe stato egli stesso ferito. Durante il colloquio col giornalista, Michele Todde diede la sua versione dei fatti, proclamandosi innocente disse di non aver mai subito ferite di armi da fuoco.

Durante l’incontro, per dimostrare di non portare nessuna cicatrice o ferita che avrebbe provato la propria colpevolezza, si tolse gli abiti di fronte al giornalista e mostro il suo corpo per intero.

Recita l’articolo: “Poi, in mezzo al rovaio gelido, si spogliò tutto e mostrando il corpo ignudo, disse: Guardate se vi riesce di trovare sopra di me una qualsiasi cicatrice. Era vero: non v’era in tutto il suo corpo alcun segno di ferita. Michele Todde si rivestì, strinse la mano al visitatore e gli disse: Ora andate e riferite! e scomparve nella macchia”

Lascia un commento